Bene il voto del Parlamento Europeo, ma occorrono azioni ancora più incisive
Introdotte limitazioni all’utilizzo del logo bio europeo sui prodotti extra Ue
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Il voto sul biologico del Parlamento Europeo rappresenta un passo avanti, per assicurare maggiore trasparenza sulla provenienza dei prodotti importati, ma serve uno sforzo maggiore verso la semplificazione, per un settore che, oggi, deve affrontare un aggravio burocratico di almeno il 30% in più rispetto all’agricoltura tradizionale.
E’ quanto ha affermato Coldiretti Bio, in occasione dell’adozione, da parte della Commissione per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, della relazione sulla revisione del regolamento (Ue) 2018/848 sulla produzione biologica.
L’approvazione della relazione finale ha reindirizzato una discussione parlamentare, che rischiava di allargarsi ad aspetti tecnici di dettaglio, che avrebbero potuto minare alcuni principi di base del biologico.
In particolare, il provvedimento introduce un uso più restrittivo sulla norma relativa all’utilizzo del logo europeo nei prodotti biologici importati da Paesi extra Ue. Misura di rilevante importanza, considerati le importazioni record di prodotti da Paesi terzi che, nel solo 2025, ha registrato un aumento del 26% rispetto all’anno precedente. Positive anche le modifiche relative alla certificazione di gruppo, che dovrebbero facilitare i processi per la certificazione bio da parte dei piccoli agricoltori.
Ad oggi, in Piemonte sono oltre 50 mila gli ettari coltivati con metodo biologico e le produzioni riguardano soprattutto colture da foraggio, prati, cereali, frutta e vite. Molto richiesto, a livello internazionale, è il vino biologico che, solo in Piemonte, conta oltre 3 mila gli operatori certificati biologici tra produttori, trasformatori ed importatori. Tra loro, spicca il primo vino biologico italiano prodotto a Bubbio dall’Azienda Agricola Gianfranco Torelli.
“Bene questo primo risultato, ma di nodi da sciogliere ne restano ancora” commenta il vice Presidente Coldiretti Asti e vignaiolo Torelli. “In primis, urge definire un allineamento globale dei sistemi di certificazione, in quanto, ad oggi, i vini biologici europei non sono riconosciuti dai sistemi di importazione della terra del Sol Levante. Per esportare in Giappone è paradossalmente necessario ri-certificare come convenzionali i prodotti biologici. Un altro importante allineamento da normare quanto prima, inoltre, riguarda l’indicazione d’origine in etichetta, ad oggi, obbligatoria per i prodotti biologici, ma non per quelli convenzionali. Non se ne comprende la ratio di questo illogico e inspiegabile diverso trattamento. I consumatori hanno il dovere e il diritto di conoscere la provenienza di tutto ciò che portano alla tavola, per una scelta consapevole dei loro acquisti e consumi”.
“E’ apprezzabile lo sforzo dimostrato verso la semplificazione, ma occorre intervenire in maniera ancora più significativa, per ridurre costi e inutili perdite di tempo” commentano la Presidente Coldiretti Asti, con delega alla viticoltura in seno alla giunta regionale di Coldiretti Monica Monticone e il Direttore Giovanni Rosso. “L’auspicio, dunque, è che nei successivi passaggi di confronto tra le istituzioni europee, per arrivare alla definizione finale del regolamento, possano essere stralciati alcuni elementi di scarsa chiarezza e di ulteriore complicazione. Il biologico ha necessità di norme stabili e ben definite, per garantire la corretta concorrenza tra i produttori dei diversi Paesi e per mantenere elevate le garanzie verso i cittadini”.