10 Giugno 2026
A tutela del grano e dell’olio evo gli agricoltori scendono in piazza

Richiamati il principio di reciprocità, il rispetto delle leggi e fondi al sostegno

Subito 40milioni di euro per abbattere le spese dei produttori in contratto di filiera

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Migliaia di agricoltori della Coldiretti scendono in piazza in tutta Italia per dire basta alle manovre dei trafficanti, che fanno crollare i prezzi di olio extravergine d’oliva e di grano, simboli dell’agroalimentare italiano e della Dieta Mediterranea. Due prodotti 100% italiani, che dovrebbero stare in tutte le mense pubbliche, come quelle di scuole e ospedali.

Speculazioni, inganni e mancanza di trasparenza mettono a rischio la salute dei consumatori e la tenuta delle aziende agricole di bandiera, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi conseguenti la guerra in Iran.

In tredici capoluoghi di regione, gli agricoltori sono scesi davanti alle Prefetture, per richiamare l’attenzione sui vergognosi tentativi dei trafficanti di “strozzare” le aziende pagando, al Sud, il grano sotto trebbiatura 19 centesimi al chilo, quando la pasta costa minimo 2 euro al chilo e il pane 3 euro. 

“Diciannove centesimi è un prezzo che rappresenta un insulto intollerabile a tutti gli agricoltori” sottolinea la presidente Coldiretti Asti Monica Monticone. “Mentre i trafficanti di grano cercano di comprare fatture da aziende compiacenti, per far diventare italiano grano estero, e spargono terrore all’apertura della campagna di raccolta, per abbassare ancora i prezzi e rubare dalle tasche dei cerealicoltori, dall’estero continuano ad arrivare navi piene di grano al Glifosate, molecola chimica che genera cancro soprattutto nei bambini”.
Coldiretti chiede dunque di fermare le frodi con controlli a tappetto in tutta la filiera, per verificare il rispetto delle leggi sull’origine, anche utilizzando la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria. “I trafficanti speculatori vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione” rimarca la Monticone. “E’ doveroso fermare una volta per tutte il grano al Glifosate, applicando il principio di reciprocità. Non è accettabile continuare a importare grano fatto seccare con il diserbante. In Europa ciò non è permesso. Dalla Cun Grano, poi, vanno esclusi i commissari in conflitto di interessi. Non è tollerabile che Confcooperative chieda ribassi più alti di quelli proposti dagli industriali. Rispetto all’aumento record dei costi di produzione serve, infine, mettere prontamente a disposizione 40 milioni per abbattere le spese dei produttori in contratto di filiera”.

Alta l’attenzione anche sull’olio extravergine di oliva il cui prezzo, nell’ultimo anno, ha subito un crollo del 50%, mentre i costi a carico degli olivicoltori italiani sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro (fonte Centro studi Divulga). I dati ufficiali della filiera riportano che l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extra vergine d’oliva, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, un export di 318 milioni di litri e un import di ben 545 milioni di litri all’anno.

I conti non tornano”, sottolinea il direttore Coldiretti Asti Giovanni Rosso, “perché c’è chi trucca l’origine ingannando consumatori e agricoltori, nascondendosi anche dietro l’ultima trasformazione sostanziale del Codice Doganale, che consente di etichettare come italiano un prodotto che non lo è.

 
Questi, pertanto, i principali punti ricompresi nel manifesto consegnato ai Prefetti. In primis, aumentare le ispezioni e fermare le frodi sull’origine con controlli innovativi, ricorrendo, tra gli altri, alla risonanza magnetica e alla mappatura isotopica; poi, applicazione rigorosa della Legge contro le pratiche sleali e le vendite sotto il costo di produzione. Inoltre, divieto di miscelazione di olio d’oliva extravergine con sottoprodotti che, trattati termicamente, per diventano magicamente extravergine. Infine, introduzione della fatturazione obbligatoria delle olive per una tracciabilità completa del prodotto, sospensione l’olio a dazio zero dalla Tunisia e interruzione del meccanismo del traffico di perfezionamento attivo (Tpa) sull’olio estero, ulteriore fonte di frodi. 

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