14 Luglio 2008
Allarme maltempo.

Sembra non avere fine la conta dei danni per l’agricoltura piemontese che ancora una volta è stata messa in ginocchio dal violento nubifragio che ieri si è abbattuto su gran parte della regione.
Le zone più colpite risultano essere il Novarese e l’Alessandrino ma anche l’Astigiano  il Cuneese e il Torinese non sono state risparmiate dalla grandine.
Una situazione difficile che va ad aggravare un contesto già particolarmente difficile per le imprese agricole che in questi ultime settimane hanno dovuto affrontare ripetuti episodi di maltempo seguiti da violente grandinate.
Per questo motivo, in mattinata, il presidente e il direttore della Coldiretti regionale del Piemonte Giorgio Ferrero e Bruno Rivarossa, accompagnati dal vice presidente regionale Paolo Rovellotti, durante un incontro con il presidente della Regionale Piemonte Mercedes Bresso e con l’assessore all’agricoltura Mino Taricco hanno sottolineato l’urgenza di vedere riconosciuto lo “stato di calamità” per permettere agli imprenditori di affrontare i danni causati dal maltempo con la doverosa lucidità.
Il quadro più desolante quello del Novarese dove il maltempo ha colpito duro, tra i vigneti di Nebbiolo, Vespolina, Bonarda e delle altre uve che sono alla base delle produzioni enoiche del territorio.
Una calamità che ha investito in pieno Ghemme, paese che dà il nome all’unica Docg del territorio, dove il vento ha raggiunto anche i 150 chilometri orari. Per quanto riguarda la vite, si parla di perdite di raccolto dal 20% al 90% a seconda delle aree colpite: oltre alle uve martoriate e distrutte dalla grandine, infatti, diversi vigneti sono stati abbattuti dal forte vento, che ha persino sradicato gli alberi di pioppo in particolare tra Ghemme e Romagnano Sesia. E proprio la caduta di alberi è stata all’origine delle interruzione delle linee elettrice: ancora nella mattinata di oggi, numerose imprese agricole di Ghemme erano senza energia e riuscivano a lavorare solo grazie ai generatori messi a disposizione dalla Protezione Civile.
Anche i vigneti dei vicini Comuni che ricomprendono il territorio della collina morenica che dalla Valsesia scende fino a Briona sono stati colpiti con violenza dal maltempo (come Sizzano e Fara).
Non solo. Anche le serre del lago Maggiore, centro della produzione di acidofile, sono state colpito ieri, in particolare nell’area di Lesa e del Vergante.
Attualmente sono in corso le stime dei danni, si parla già però di centinaia di migliaia di euro complessivi.
Nell’area della Bassa Novarese la mappa è più disarticolata: danni anche ingenti si registrano in aree circoscritte dove la grandine ha colpito le colture di riso e mais: altrove, invece, i disagi si sono limitati alla violenta pioggia battente che ha allagato campi e vie di accesso.
Piogge molto intense e temporali hanno interessato l’intera provincia di Novara e l’area dei Laghi fino a tarda sera, creando anche disagi alle vie di comunicazione, comprese quelle dell’autostrada A4 che attraversa per intero la fascia di pianura risicola che, dal confine con la Lombardia, si protende fino alla provincia di Vercelli.
Nell’Alessandrino nella serata di ieri si sono verificate piogge violente e un vento fortissimo un po’ ovunque accompagnato da grandine: nel territorio di Novi Ligure e di Cerrina, l’acqua e il vento hanno determinato problemi sul grano ancora da trebbiare, sui frutteti, sul mais e di “dilavamento” in vigna.
La grandine, ha colpito il territorio tra Cassine e Acqui Terme, nella zona di Ovada e Castelnuovo Scrivia, e, con conseguenze particolarmente gravi, l’area della Fraschetta, tra il capoluogo, Spinetta Marengo, San Giuliano, fino a Sale e Tortona. Sul mais si registrano danni all’apparato fogliare anche del 70-75 per cento.
Nell’Ovadese colpiti con particolare intensità i centri di Molare, Cassinelle, Rocca Grimalda, Carpeneto, mentre su altri comuni la grandine è caduta mista ad acqua, con danni meno rilevanti.
Nel Casalese la grandine, di dimensioni non eccessive ma accompagnata da un fortissimo vento, ha causato danni ai vigneti anche del 100 per cento in un’area molto ampia comprendente i comuni di Treville, Rosignano, Sala, Ozzano, Cella Monte, Ottiglio e Terruggia.
Stessa situazione per l’Astigiano dove ieri sono state numerosissime le chiamate ai Vigili del Fuoco, per gli alberi colpiti dai fulmini; a Villanova d’Asti sono andate a fuoco le rotoballe di fieno accatastate nei pressi di un fienile. La violenza e la portata delle precipitazioni hanno causato smottamenti e allegamenti, danni un po’ su tutto il territorio provinciale. Fra i paesi più colpiti, il comune di Buttigliera d’Asti sul versante di Villanova d’Asti, dove il 60% del grano era ancora da trebbiare ed è ora praticamente compromesso. Anche per il mais i danni risultano senz’altro ingenti, fra alcuni giorni si saprà se potrà essere ricuperato parte del raccolto. Fra Buttigliera e Villanova risultano compromessi anche i raccolti delle uve.
Causa la grandine, si registrano danni del 20-30% sui vigneti a Castagnole Monferrato, nella zone del Ruchè e del Grignolino.
I tecnici Coldiretti stanno procedendo ai sopralluoghi per fare il punto della situazione. L’eccezionalità delle precipitazioni ha provocato numerosissimi allagamenti che rischiano di compromettere gran parte dei raccolti. Le acque hanno eroso numerosi terreni e provocato smottamenti. Per salvare molti raccolti, sottolineano i tecnici Coldiretti, occorrerebbe intervenire al più presto sulle colture, ma gli allagamenti impediscono al momento l’accesso ai fondi.
Per il Cuneese sono i comuni di Beinette, Margarita, Marozzo e in parte Mondovì, alle porte di Cuneo, quelli più colpiti dalla violenta grandinata: la stima dei danni riguarda soprattutto la cerealicoltura dove si può ipotizzare un 100% del raccolto andato perduto e il taglio estivo del foraggio e molta della produzione orticola. A Pocapaglia e a Serre non è arrivata ma la   grandine ma ci ha pensato l’intensità di una tromba d’aria a compromettere in modo irreversibile il risultato dei raccolti.
Nel Torinese il maltempo dello scorso fine settimana non ha fatto altro che acuire una situazione già alquanto difficile dopo il nubifragio della settimana scorsa: problemi si sono aggiunti a problemi anche a causa dei danni procurati alle strutture. L’area dove permangono le difficoltà maggiori rimane quella di Carmagnola.

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