6 Maggio 2026
Coldiretti Piemonte – export: difendere il nostro patrimonio agroalimentare e superare le distorsioni del sistema doganale sull’origine dei prodotti

Sostegno alle imprese che esportano attraverso stanziamenti dedicati alla
promozione sui mercati internazionali, miglioramenti logistici e attivazione di politiche a difesa dell’italian sounding. Sono i punti cardine su cui è necessario lavorare per migliorare l’export anche delle piccole imprese agricole.

L’export piemontese nel 2025 arriva a circa 62 miliardi di euro, segnando un +3% rispetto all’anno precedente e rappresentando il 14% del totale delle esportazioni del nord Italia. L’agroalimentare si conferma tra i principali comparti per valore arrivando al 10,2 miliardi di euro e segnando un +9% rispetto al 2024. I principali mercati di destinazione per i Piemonte sono la Francia, la Germania, gli Stati Uniti, la Spagna e la Polonia. Sono i dati emersi durante l’evento “Obiettivo export. Imprese e territori del nord Italia”, presso le OGR a Torino, al quale è intervenuta la presidente di Coldiretti Piemonte, Cristina Brizzolari.

“Difendere il nostro patrimonio agroalimentare e superare le distorsioni del sistema doganale sull’origine dei prodotti: due obiettivi dai quali non possiamo allontanarci quando parliamo di commercio con gli altri Paesi – affermano Cristina Brizzolari e Bruno Rivarossa, Presidente e Delegato confederale di Coldiretti Piemonte -. Proprio su questo ultimo punto, ci siamo battuti al Brennero lo scorso 27 aprile, con migliaia di agricoltori da tutta la nostra Regione, perché gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. Altro passo importante è avvenuto lo scorso mese con il sì della Camera alla Legge Caselli che segna una svolta decisiva nella tutela delle eccellenze di una filiera agroalimentare che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop Economy la sua espressione più avanzata. Un passaggio coerente con la storica battaglia della nostra Organizzazione per rendere obbligatoria l’origine su tutti i prodotti europei e smascherare quei casi di italian sounding”.

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