Serve una rete nazionale di invasi
Secondo un’analisi Coldiretti sui censimenti Istat, nel 1970 la superficie agricola a pascoli e prati permanente ammontava a 5,5 milioni di ettari. Dopo cinquant’anni ne sono “sopravvissuti” solo 3,1 milioni. Un fenomeno che ha ridotto la disponibilità di superfici per l'allevamento, aumentando la dipendenza da mangimi e i costi di produzione.
In Piemonte il consumo di suolo complessivo negli ultimi 5 anni è di circa 175.000 ettari pari quindi al 6,9% della superficie totale regionale che è di 2.540.000 ettari.
“Sul piano ambientale, la perdita di prati e pascoli ha determinato – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale - una diminuzione della biodiversità, penalizzando habitat fondamentali per impollinatori, insetti e fauna selvatica. L'abbandono di queste aree ha inoltre favorito l'accumulo di vegetazione, aumentando il rischio di incendi e di dissesto idrogeologico. È venuta meno anche una preziosa funzione di assorbimento del carbonio nei suoli, importante per contrastare i cambiamenti climatici. A pagarne il prezzo sono state soprattutto le aree interne e montane, colpite da spopolamento, perdita di attività economiche e impoverimento del patrimonio culturale e paesaggistico. Motivo per cui in questa giornata rilanciamo la necessità di realizzare un piano nazionale degli invasi dotati di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica. Si tratta di un progetto che consentirebbe di trattenere e accumulare l’acqua piovana durante tutto l’anno, riducendo gli effetti degli eventi meteorologici estremi e contribuendo a prevenire esondazioni e allagamenti. Per affrontare in modo efficace l’emergenza climatica, però, è necessario adottare una strategia complessiva che includa anche la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione, così da garantire una gestione più efficiente delle risorse idriche. Una sfida non più rinviabile, considerato che gli eventi climatici estremi hanno provocato negli ultimi tre anni danni per circa 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana”.
