30 Settembre 2014
CRISI DELLA FRUTTA A SEGUITO DELL’EMBARGO RUSSO: I PESCHICOLTORI PIEMONTESI CHIEDONO AL MINISTRO TEMPI BREVI PER L’EMANAZIONE DEI SOSTEGNI DISPOSTI DALLA COMMISSIONE UE

Il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina ha definito, con apposita circolare, nel prossimo 10 ottobre, il termine ultimo per la presentazione agli organismi pagatori delle domande relative alle istanze per le misure eccezionali predisposte per le pesche in conseguenza dell’embargo russo.
Tale termine è relativo alle sole istanze di intervento presentate prima della sospensione, avvenuta con regolamento comunitario il 10 settembre in conseguenza dell’eccesso di richieste.
Commenta Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte: “Questo non è che il primo atto che dà una risposta parziale ad un mercato delle pesche in fortissima difficoltà. Sull’argomento avevamo interessato anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero, che aveva fatto proprie le nostre richieste, di adeguamento delle procedure nella erogazione degli aiuti, in seno alla Conferenza Stato Regioni. Lo stesso Ministro dell’Agricoltura ha palesato le proprie preoccupazioni in tal senso in occasione del Consiglio informale dei Ministri Agricoli Europei in visita ieri all’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo. Ora è necessario dare risposte immediate ai frutticoltori con la pubblicazione  del nuovo regolamento che dovrebbe riaprire i termini per la presentazione delle richieste di intervento per l’embargo russo, pubblicazione che era prevista per la scorsa settimana e che è stata fino ad ora rinviata dalla Commissione Ue per mancanza di accordo relativamente alla fonte delle risorse da utilizzare”.
Coldiretti Piemonte evidenzia ancora una volta gli enormi ritardi dei provvedimenti e la necessità di doverli allargare alla situazione di crisi di mercato, al fine di far fronte ai danni subiti dai frutticoltori piemontesi, colpiti oltrechè dall’embargo russo e quindi dall’impossibilità di vendere nell’unico mercato mondiale in via di espansione, anche da un perdurante maltempo che ha generato costi di produzione molto alti e una forte limitazione nei consumi di pesche.
Anche la crisi economica che ha colpito le famiglie ha generato una serie di problemi.
E’ la frutta fresca a far segnare il maggior crollo dei prezzi, con un calo del 4,4 per cento rispetto allo scorso anno che spinge alla deflazione il settore dell’alimentare e delle bevande analcoliche (-0,1 per cento), in linea con il calo medio dell’inflazione dello 0,1 per cento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi all’inflazione a settembre. Gli effetti negativi della spirale recessiva tra deflazione e consumi si evidenzia nell’ortofrutta con il crollo degli acquisti degli italiani che nel 2014 sono scesi addirittura ben al di sotto del chilo al giorno per famiglia, un valore inferiore a quelli raccomandati dal Consiglio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, mettendo a rischio la salute dei consumatori ed anche il reddito delle imprese.
In generale l’andamento dei prezzi riflette  una situazione difficile sul lato degli acquisti alimentari che nel 2014 hanno toccato il fondo e sono tornati indietro di oltre 33 anni, ai livelli minimi del 1981.
Gli italiani nei primi anni della crisi hanno rinunciato soprattutto ad acquistare beni non essenziali, dall’abbigliamento alle calzature, ma poi hanno iniziato a tagliare anche sul cibo riducendo al minimo gli sprechi e orientandosi verso prodotti low cost e, di conseguenza low quality. Un segnale di difficoltà che è confermato dal fatto che più di otto italiani su dieci (81 per cento) non buttano il cibo scaduto con una percentuale che è aumentata del 18 per cento dall’inizio del 2014.

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