Yogurt “Valgardena” scritto rigorosamente in italiano ma proveniente dalla Germania e diretto nel veronese, alle carote e cavolfiori in confezioni con i colori della bandiera italiana, diretti a Catania, con etichetta rimovibile pronte ad essere spacciate come italiane.
Sono solo alcuni dei prodotti-truffa scovati ieri mattina al Brennero dove è proseguita la mobilitazione di migliaia di produttori di Coldiretti, le cui fila si sono ingrossate di primo mattino con nuovi rinforzi giunti da Sicilia, Sardegna, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata e Calabria.
Con loro anche il direttore di Coldiretti Vercelli-Biella Marco Chiesa, che lunedì aveva raggiunto il Brennero insieme alla nutrita delegazione di agricoltori e allevatori provenienti dalle due province, guidata dal presidente Paolo Dellarole.
Tra le decine di camion fermati con il sostegno di Polizia, Carabinieri dei Nas e Guardia di Finanza, è continuato il flusso di prodotti provenienti dall’estero, molti dei quali senza etichettatura, pronti a diventare italiani, come i fiori recisi destinati anche alla Riviera Ligure, e tonnellate di patate contenute in enormi sacchi anonimi, ma anche intere cisterne di latte dirette ad una grande multinazionale straniera, dai grandi marchi, che opera in Italia. Sono questi alcuni dei prodotti che si aggiungono alla “mozzarella fresca” di importazione, alle cagliate tedesche pronte a diventare formaggi italiani, alle pancette fresche con marchiatura illeggibile, alle verdure provenienti dalla Svezia, che Coldiretti aveva scoperto lunedì sempre al Brennero.
“La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal riso vietnamita al miele cinese, dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, offerte spesso a prezzi bassi per il dumping sociale e ambientale” concludono Dellarole e Chiesa.
Un trend che mette a rischio un’agricoltura italiana che è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, ma anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati.