1 Agosto 2008
Non c’è tregua per il latte:

 Dal 31 marzo è scaduto il contratto regionale del latte. Quattro mesi senza un prezzo, in attesa di una trattativa nazionale voluta dal Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, che non ha sortito alcun effetto pratico.
Il 3 settembre l’assessore regionale all’agricoltura Mino Taricco riconvoca la trattativa regionale. Se la matematica non è un opinione da almeno cinque i mesi  i produttori di latte piemontesi continuano a mungere senza conoscere il prezzo del loro latte, mentre molte famiglie di consumatori rinunciano alle ferie perché pagano i generi alimentari in generale ed il latte in particolare a prezzi proibitivi.
Nella lettera di convocazione della trattativa regionale l’assessore Taricco afferma che le parti non hanno individuato una data precedente per l’incontro.
“La parte agricola, ricorda la Coldiretti del Piemonte, che le vacche si mungono tutto l’anno, anche a ferragosto, per cui i rappresentanti del mondo agricolo sono disponibili a sedersi al tavolo della trattativa anche il 15 di agosto. Ancora una volta siamo precipitati in un clima dal sapore medioevale dove i Signori che oltre a non pagare il giusto prezzo agli agricoltori, stabiliscono anche le regole del gioco tenendo conto solo delle loro esigenze”.
Inoltre dopo anni di gestione parecchio discussa del regime delle quote latte, qualche politico tenta con proposte di emendamenti e modifiche all’attuale sistema, di insabbiare o di dare un colpo di spugna premiando i pochi allevatori che hanno agito fuori dal sistema. Per fortuna questi tentativi sono stati responsabilmente respinti dal Governo, ma non sono esclusi  altri momenti in cui l’interesse di pochi tende a prevalere su quello generale.
Coldiretti Piemonte chiede ai politici un atto di responsabilità per evitare inutili allarmismi che generano tensioni in un settore già martoriato da divisioni e situazioni irrisolte che si trascinano da anni. Occorre invece individuare una serie di misure che premino le imprese agricole che si sono attenute responsabilmente alla legge e che rappresentano almeno il 90% del sistema allevatoriale piemontese.
In conclusione Coldiretti Piemonte denuncia, ancora una volta, la pesantezza che grava sul settore della produzione di latte nella regione subalpina. Pesantezza aggravata da una tensione che il mondo della politica genera quotidianamente con azioni non concertate e frutto di contatti occasionali.
Questo non fa del bene al settore lattiero caseario piemontese e ricade negativamente su tutta l’economia della Regione.
 

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