Proposta di delibera inviata a 117 Comuni astigiani: in 13 hanno già approvato
Coldiretti chiede sinergia tra sindacato degli agricoltori, amministrazioni pubbliche e consumatori
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La mobilitazione di Coldiretti per disciplinare, quindi, rendere obbligatoria l’origine dei prodotti agroalimentari in etichetta, eliminando il principio dell’ultima trasformazione prevista dal Codice Doganale, che rende italiani prodotti che non lo sono, è approdata ai tavoli degli enti pubblici, con una proposta di delibera da approvare nei rispettivi consigli comunali.
Ad essere controverso è l’Art. 60 del Regolamento UE che recita testualmente: “le merci alla cui produzione contribuiscono due o più Paesi o territori, sono considerate originarie del Paese o del territorio in cui hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale…”.
Un principio inaccettabile per la Coldiretti, in quanto, consente di etichettare come prodotti di bandiera anche quelli che di italiano hanno ben poco. “La volontà di Coldiretti è quella di far escludere i prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione di tale articolo e di prevedere l’indicazione del luogo di provenienza (così come stabilito dal Regolamento UE n. 1169/2011), quale unico criterio di individuazione dell’origine, in modo da garantire trasparenza e corretta informazione ai consumatori” precisa la Presidente Coldiretti Asti Monica Monticone.
“Nella fattispecie”, prosegue il direttore Giovanni Rosso, “le attuali regole che conferiscono l’origine in base all’ultimo Paese di trasformazione, contribuiscono, relativamente ai prodotti agroalimentari, a generare disorientamento tra i consumatori. Inoltre, gli attuali tre criteri individuati dal regolamento, non consentano di integrare gli estremi della lavorazione economicamente giustificata ai fini dell’individuazione di un prodotto nuovo”.
“L’attuale disciplina doganale si limita all’utilizzo di un codice numerico, senza indicare l’effettiva origine in etichetta” sottolinea la Monticone. “Ne conseguono ingenti rischi economici e reputazionali derivanti dalla commercializzazione di alimenti etichettati come Made in Italy, ma realizzati con ingredienti provenienti da altre Nazioni e che in Italia hanno subito soltanto l’ultima trasformazione sostanziale o economicamente giustificata. Per questo, chiediamo a tutti i sindaci d’Italia, e nel nostro caso della provincia di Asti, di attivarsi presso l’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) perché si faccia promotrice di tutte le azioni necessarie presso le competenti sedi istituzionali eurounitarie, anche tramite il Comitato europeo delle Regioni, affinché venga avviata la procedura di modifica della disciplina sull’origine del Codice Doganale, escludendo i prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione dell’articolo 60 e inserendo l’origine effettiva in etichetta, per garantire la doverosa trasparenza e la corretta informazione ai consumatori”.
Sono già 13 le amministrazioni comunali astigiane, su 117, che hanno deliberato la proposta di revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, così come sollecitata da Coldiretti Asti. Si tratta dei Comuni di: Asti, Rocca d’Arazzo, Rocchetta Tanaro, Cassinasco, Calliano, Moncalvo, Agliano Terme, Belveglio, Castelnuovo Calcea, Incisa Scapaccino, Nizza Monferrato, San Damiano d’Asti e Valfenera.
Tra gli altri, alle amministrazioni viene altresì richiesto, tramite Anci, di intraprendere le opportune interlocuzioni con i parlamentari europei eletti nella circoscrizione elettorale di pertinenza del Comune, affinché gli stessi vengano resi edotti dell’iniziativa. Infine, che gli stessi primi cittadini sollecitino il Governatore regionale Alberto Cirio il quale, di concerto con i colleghi delle altre regioni italiane, si attivi presso la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome, con il medesimo obiettivo.
“Non si tratta di autarchia, ma di garantire trasparenza tra i consumatori, quindi, scelte consapevoli e di difendere le economie e l’immagine del vero Made in Italy” rimarca la Monticone. “I prodotti agroalimentari italiani, sia per cultura e tradizione sia per il rigore delle normative in vigore, sono tra i più qualitativamente elevati e sicuri al mondo. Non possiamo permettere che la nostra storia, le nostre tradizioni e il nostro lavoro vengano contaminati da un’immagine distorta che leda la reputazione agroalimentare italiana apprezzata in tutto il mondo. Ad essere minacciati” prosegue la presidente Coldiretti Asti con delega regionale alla viticoltura, “sono tutti i prodotti trasformati del comparto, vini inclusi. Come possiamo accettare che da mosti di qualsivoglia provenienza straniera si producano i nostri spumanti di qualità? Come possiamo restare indifferenti difronte a carni che, subendo l’ultima trasformazione in Italia, vengano commercializzate come tali danneggiando le produzioni di qualità come, tra le altre, la nostra Razza Piemontese?”. E il lungo elenco continua.
“Questa battaglia va affrontata di concerto tra Coldiretti, istituzioni e consumatori” chiosa il direttore Rosso. “Anche i consumatori hanno un ruolo e una responsabilità. Per questo, il consiglio è quello di fare le proprie scelte alimentari con consapevolezza prediligendo i prodotti di filiera corta. Sappiamo quanto sia importante poter scegliere alimenti provenienti da coltivazioni e da allevamenti che rispettino le norme in termini di trattamenti chimici e di somministrazione di antibiotici. Scegliamo i cibi sani, genuini e a km0, possibilmente, recandoci ai Mercati Contadini e direttamente presso le aziende agricole. Sarà una scelta di salute, di sostenibilità ambientale, di sicurezza alimentare e di vita”.